Francesco Carraro inizia a vent’anni la sua avventura di imprenditore, in seguito ad un cambiamento repentino nelle condizioni economiche familiari. Dopo varie esperienze nel campo della gestione in outsourcing delle risorse umane, sente l’esigenza di mettersi in proprio, mettendo in pratica quelli che sono i suoi interessi e valori: l’attenzione alla terra e al cibo. A poco a poco matura quella che è la sua attuale professione: gestore di un negozio di prodotti agricoli a km zero, L’orto di Civrana (negozio di ortofrutta a Km zero a Ponte S.Nicolò in provincia di Padova). Attraverso il suo punto vendita, vorrebbe conferire visibilità a tutte le aziende agricole locali che possono avere difficoltà nel promuoversi sul mercato cittadino.
Ciò che lo ha spinto a realizzare quello che sentiva, non è stata solo la voglia di promuovere l’esistenza di più reale e alternativo concetto di benessere, quello derivante da un equo rapporto qualità/prezzo, dal risparmio energetico, dalla qualità e freschezza degli alimenti che ingeriamo ma, soprattutto, l’obiettivo di rendere le persone coscienti di ciò che quotidianamente mangiano.
Alla domanda “che tipo di persona è colui che si inventa un lavoro?” Francesco risponde: “incosciente, fantasioso, coraggioso e tenace”.
E così è stato Matteo Flora, Ceo di The Fool, realtà italiana devota all’innovazione e alla creazione di prodotti e servizi ad alto valore tecnologico al servizio della PMI.

Matteo Flora ha scelto come nome della sua start up la parola “The Fool”, nome inglese per “matto” ma, anche l’unica carta senza numero dei Tarocchi. Vestito da buffone naif, è una delle carte del mazzo con più simboli allegorici: esso rappresenta principalmente la forza senza preconcetti che è alla base della creatività. Il Matto è anche colui che sta sull’orlo del burrone con un peso sulle spalle. Così Matteo Flora, carico del suo “peso”, rappresentato dalla cultura universitaria e dall’iniziale professionalità, ha cercato di spingersi più avanti, dichiarando che alla base di tutto c’era la voglia di conquistare la libertà, che lui definisce come la possibilità di innovare con le proprie idee.Alla domanda “perchè ci si dovrebbe inventare un lavoro?“, Matteo risponde che inventarsi un lavoro e mettersi in proprio sia una delle modalità più efficaci di dimostrare la capacità di cambiare e migliorare la realtà con coraggio e determinazione. Molte piccole aziende taliane sono nate proprio per questo motivo, sfidando le strutture centrali e perseverando lungo la direzione prescelta.
Al fianco di queste due figure si colloca Francesco Inguscio, terzo ospite della serata, che della volontà di promuovere innovatori e piccoli imprenditori in erba ha fatto la sua attività. Coordinatore di Enlabs, un incubatore e acceleratore di impresa, ci testimonia come in Italia si stiano diffodendo delle realtà che stimolano la creatività imprenditoriale e i talenti professionali.
Attraverso un incubatore, chi volesse avviare una propria attività, potrebbe trovare servizi di consulenza, uno spazio fisico dove lavorare, un iniziale contributo finanziario e acquisire degli strumenti ulteriori per mantenere e consolidare il proprio progetto.
Francesco Carraro, Matteo Flora e Francesco Inguscio ci hanno dimostrato che non vale la pena di di pregare per avere un colloquio e che la propria passione o i propri valori personali possono diventare il punto di partenza per realizzarci professionalmente.
… e poi i gruppi, e le idee, e chi c’era l’ha vissuto, per gli altri ci vediamo alla prossima!
I posti di lavoro stanno diminuendo ma il lavoro da fare resta lo stesso, no?


