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Di cose, di case, di moda… com’è andata

12 novembre 2011

Il 7 Novembre 2011 il Primolunedì si è sintonizzatto sul ”nuovo canale” chiamato Design, assistendo al programma DI COSE, DI CASA, DI MODA (realizzato con la collaborazione di Arianna Dissegna, Matteo Farsura, Chiara Stragiotti, Giacomo Sbalchiero e Lara Tso).

Quasi 80 persone hanno assistito all’intera programmazione e con le dovute pause di riflessione ha cercato di capire che cosa si celi dietro a colui crea l’oggetto dei nostri desideri, che disegna un nuovo tessuto di moda, che progetta l’ambiente in cui viviamo.

L’inizio è stato scandito dalla proiezione della miscellanea di video confezionata sulla base di alcune lezioni tenute dal designer Bruno Munari presso lo Iuav di Venezia nel 1992 (consulta le versio i integrali a questo link)

Bruno Munari afferma:’ ‘il design deve tendere all’essenzialità, la moda è estemporaneità. […].Molti design partono dall’arte, poi magari si accorgono che la tecnologia non li supporta, quindi la cosa più giusta è partire dalla tecnica, tecniche e materiali, sperimentazioni sui limiti dei materiali per produrre qualcosa che sia coerente con i materiali”

Sin da subito, quindi, si intuisce che dietro al design ci sia progettualità e una ricerca costante  affinata da anni di formazione e di esperienza sul campo, come dimostrano i curriculum dei protagonisti della serata intervenuti a parlare: Alessandro Busana, product designer; Marica Zottino, textile & graphic designer e Daniele Renier, interior design.

A metà serata si annuncia il video provocatore di Enzo Mari ‘On Design’:

”i giovani devono lavorare per decondizionare gli uomini dal dio della merce… il design attuale è diventato la discarica dell’ignoranza e dell’orrore …perchè in esso non c’è più qualità ma puro manierismo…la merce deve morire per consentire la produzione di altra merce…Se il cancro e l’aids sono le malattie principali della società, lo spreco è l’equivalente per il design.”

Marica conferma la tesi di Mari e aggiunge che ”il marketing spinge al consumo… durabilità e basso impatto sono caratteristiche poco frequentate…troppo usa e getta. Bisogna bilanciare”.
Daniele aggiunge che ”il designer ha l’obiettivo di percepire i desideri del clienti, percepirne la personalità per evitare che l’ambiente si raffazzoni”..in altre parole… che l’ambiente diventi schiavo, appunto, della merce e che non permetta al singolo individuo/fruitore di esprimere il proprio stile, senza seguire i dettami della moda corrente.

Ed infine non si poteva non accennare a lei …alla protagonista della scena attuale in fatto di design: IKEA.
Si proiettano alcune scene tratte dal film Fight Club

, si sente dire….”una volta leggevamo di pornografia oggi di arredomania” .
Ikea viene subito demonizzata dagli ospiti. Alessandro sostiene infatti che: ‘salvaguardare il pianeta non è prendere una caffettiera e trasformarla in lampada, vanno pensati oggetti nuovi’
Marica cita l’Ikea hacker come mezzo per personalizzare i prodotti Ikea ed evitare di andare a casa di qualcuno e sentirsi a casa propria….così definito ‘effetto Ikea’.
Infine Daniele asseriesce ”Ikea ci ha abituato ormai all’idea di un designer piegato al volere del commerciale”.

La serata non sarebbe bastata per parlare di tutto, tanti gli argomenti che si sarebbero dovuti affrontare, proprio sul più bello lo ”schermo” si è spento, la sala doveva essere chiusa….in ogni caso il Primolunedì è uscito con qualcosa in più..con un po’ più di curiosità, con la voglia di rivedersi per parlare, confrontarsi, relazionarsi su altri temi curiosi.

Resoconto della serata “Italia: love it or leave it?”

8 ottobre 2011

Grande partecipazione a questa serata del Primolunedì, questa volta oltre 70 partecipanti, un sacco di idee nuove sono venute fuori.

Alcuni gruppi dopo la serata continuano a sentirsi per sviluppare alcuni di questi progetti.

Lo staff del Primo Lunedì è entusiasta di questo, perché questo è proprio lo spirito che vogliamo stimolare durante le serate. Proprio come affermiamo nelle nostre parole chiave.

Attivare qualcosa che poi continua anche e soprattutto tra una serata e l’altra.


Ecco qui le idee e le proposte scaturite durante la serata di Ottobre 2011 dal titotolo “Italia: love it or leave it?

Idee e proposte della serata:

1. Sveglia! Piattaforma di incontro fra i bisogni a livello locale e le possibili soluzioni. In italia ci sono tante complicazioni e però gli italiani sono creativi e grandi problem solvers. Piattaforma per far incontrare le persone a livello locale.

2. Curare un po’ gli ambienti di lavoro. Costruire team building, persone si sentano bene con le relazioni che costruiscono e si riconoscano con i valori dell’azienda. Creare un social network con le aziende: companybook. Creatività e creattività: darci da fare.

3. Un’ora per tutti. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare. Contribuire ciascuno alla propria comunità locale mettendo a disposizione le proprie competenze. Esempio architetti che contribuiscono al quartiere. Rendere più bello il locale per essere più attrattivi per chi viene da fuori.

4. Le affinità lavorative: ognuno mette dentro le proprie competenze e suggerimenti su esperienze personali e condivise. Se ho una passione o se voglio fondare una nuova impresa cerco qualcuno che ha magari esperienze complementari con cui associarmi. Si possono creare dei gruppi e dei network che possano evolvere verso qualcosa di forte. Per rimanere in Italia: le affinità lavorative!

5. La banca delle possibilità: Sei sempre in credito! Agenzia, per ogni campo diverso ogni persona che ha un progetto può proporre un idea. Chi arriva dopo può contribuire all’idea o proporne una nuova.

6. PrimoLunedìTimeBank: Share the Knowledge. Creare una banca del tempo a partire dal primo lunedì. Banca che funziona a crediti di tempo, software informatico per fare scambio di conoscenze: lingua, cucina, poi cose serie, scambi con altre culture.

7. Ciacole

8. Manca senso di valorizzare le nostre potenzialità. Bisogno di rendersi più autonoma, investimenti privati. Slogan: Sii orgoglioso!

9. ITALentiNetwork.com Portale web, azienda che da servizio alle aziende italiane per sviluppare attraverso un network di talenti italiani (a costo zero) con diverse competenze. Mettere insieme dei team di persone che poi svilupperanno l’idea e porteranno a termine l’obiettivo proposto dall’azienda. COSTRUISCI, CREA, ?

10. MICRONETWORKING: Chi viene dall’estero sia assorbito lavorativamente nel sistema lavoro italia. Usare il quartiere, che dispone di un budget e delle sale. Connessioni più facili che in città.

Abbiamo chiesto alla rete quali ragioni spingono un giovane ad andare all’estero, ecco il video con alcune risposte. Abbiamo scritto ai nostri amici all’estero ponendo 5 domande: Chi sei, dove vivi, cosa fai, da quanto tempo sei all’estero, e quali sono le 3 cose del Paese dove vivi che se ci fossero in Italia ti spingerebbero a tornare, ecco il video!
Buona visione! :-)

Ecco un video che abbiamo proiettato durante la serata, restare o scappare? A voi la scelta ;-)

Alcuni link che sono emersi durante la serata e che possono essere utile per approfondire questo argomento:

http://www.progetto-rena.it/dblog/
http://www.sbilanciamoci.info/Chi-siamo
http://www.italiansonline.net/
http://www.cervelliinfuga.com/
http://www.areanetworking.it/blog
http://www.hubbub.it/
http://www.andiamooltre.it/firenze/i-temi.html
http://www.italiaestera.net/index.php
http://italiadallestero.info/
http://www.italianlang.org/consolat%20italiani.htm
http://www.unmondoditaliani.com/unita%20Italia%20italiani%20estero%20unaie%20narducci
http://www.losbarco.org/lang/it/e-la-nave-va/
http://www.visionwebsite.eu/UserFiles/File/filedascaricare/universita/Classifica_Universita_Italiane_2010.pd
http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/category/archives/cervelli-in-fuga
http://www.ilfattoquotidiano.it/category/archives/cervelli-in-fuga
http://www.economist.com/node/17862256

Il contributo di Alessandra dopo la serata sull’integrazione

13 settembre 2011

Abbiamo deciso di pubblicare, con il consenso dell’autrice, un contributo alla serata sull’integrazione del 5/9, sono libri che possono dare un punto di vista diverso, è bello sapere che le serate non restano isolate e che ognuno di noi porta con se qualcosa di nuovo.

“Ciao!
sono Alessandra, ho partecipato lunedì scorso per la prima volta ai vostri incontri. Mi è piaciuto molto la tipologia della serata e lo stile di conduzione…

Mi chiedevo se facciate una sorta di blog o spazio per le riflessioni anche post incontro (tipo il tabellone un po’ irraggiungibile in corso di incontro) per condividere idee o proposte di approfondimento. In particolare, ripensando alla questione seconde generazioni, mi sembrava interessante ricordare due testi, “lettera a mia figlia che vuole portare il velo” http://www.ibs.it/code/9788838481352/djitli-leila/lettera-mia-figlia.html e “viaggio di nozze a Teheran” http://www.qlibri.it/narrativa-straniera/romanzi/viaggio-di-nozze-a-teheran/

Il primo, un racconto-saggio, parla di una madre Algerina emigrata in Francia e del suo rapporto con la figlia adolescente, seconda generazione, priva di una precisa identità culturale che decide di costruire attraverso una riscoperta (piuttosto intransigente e fondamentalista) delle sue origini musulmane, talora rovesciandone drasticamente il messaggio originale. Molto bella la lettera di questa madre, con un percorso maieutico verso una lettura più profonda e consapevole di una realtà complessa e a volte fuorviante.

Il secondo è il romanzo autobiografico di una giornalista americana di origini iraniane (anche lei seconda generazione), collaboratrice di rinomate testate statunitensi, dedita alla presentazione delle problematiche sociopolitiche mediorientali ai lettori occidentali, con l’intento via via crescente di mostrare una realtà autentica (anche se in realtà la sua visione ha tendenza all’idealizzazione romantica) di paesi troppo spesso, a suo avviso, descritti sommariamente nella loro complessità. La protagonista decide di trasferirsi in Medio Oriente alla riscoperta del “suo” Iran, per dimostrare che non è poi così terribile e che l’Islam, con la sua cultura, la sua fede ed i suoi valori, è decisamente più ricco e fecondo di quanto possa apparire… mi spiace rubarti il finale (tra l’altro leggibile in sovracoperta) ma alla fine la giornalista emigra con marito (iraniano doc, ma laureato in occidente) e figlioletto in Inghilterra… senza comunque riuscire ancora a trovare una precisa identità (conflitto con altri gruppi etnici/religiosi di immigrati).

L’aspetto significativo, che accomuna una ragazzina adolescente con una giornalista quasi trentenne, in Europa l’una e negli USA l’altra, è a mio avviso la mancanza di identità tra essere emigrato e cittadino “reale” di un luogo, non per appartenenza burocratica ma per comprensione (da non identificare con condivisione) della cultura, delle tradizioni (sociali e religiose) e delle dinamiche sociopolitiche di un Paese, al punto da sentirlo in qualche modo il “proprio paese” se non altro per una sorta di familiarità con la sua identità. Sta a ciascuno di noi rendere “familiare” questa identità per quanti vivono nel nostro Paese come ospiti, come immigrati, come cittadini…”

Resoconto serata: Non cercare un lavoro, inventatelo!

16 marzo 2011

Francesco Carraro inizia a vent’anni la sua avventura di imprenditore, in seguito ad un cambiamento repentino nelle condizioni economiche familiari. Dopo varie esperienze nel campo della gestione in outsourcing delle risorse umane, sente l’esigenza di mettersi in proprio, mettendo in pratica quelli che sono i suoi interessi e valori: l’attenzione alla terra e al cibo. A poco a poco matura quella che è la sua attuale professione: gestore di un negozio di prodotti agricoli a km zero, L’orto di Civrana (negozio di ortofrutta a Km zero a Ponte S.Nicolò in provincia di Padova). Attraverso il suo punto vendita, vorrebbe conferire visibilità a tutte le aziende agricole locali che possono avere difficoltà nel promuoversi sul mercato cittadino.

Ciò che lo ha spinto a realizzare quello che sentiva, non è stata solo la voglia di promuovere l’esistenza di più reale e alternativo concetto di benessere, quello derivante da un equo rapporto qualità/prezzo, dal risparmio energetico, dalla qualità e freschezza degli alimenti che ingeriamo ma, soprattutto, l’obiettivo di rendere le persone coscienti di ciò che quotidianamente mangiano.

Alla domanda “che tipo di persona è colui che si inventa un lavoro?” Francesco risponde: “incosciente, fantasioso, coraggioso e tenace”.

E così è stato Matteo Flora, Ceo di The Fool, realtà italiana devota all’innovazione e alla creazione di prodotti e servizi ad alto valore tecnologico al servizio della PMI.

come crearsi un lavoro

Matteo Flora ha scelto come nome della sua start up la parola “The Fool”, nome inglese per “matto” ma, anche l’unica carta senza numero dei Tarocchi. Vestito da buffone naif, è una delle carte del mazzo con più simboli allegorici: esso rappresenta principalmente la forza senza preconcetti che è alla base della creatività. Il Matto è anche colui che sta sull’orlo del burrone con un peso sulle spalle. Così Matteo Flora, carico del suo “peso”, rappresentato dalla cultura universitaria e dall’iniziale professionalità, ha cercato di spingersi più avanti, dichiarando che alla base di tutto c’era la voglia di conquistare la libertà, che lui definisce come la possibilità di innovare con le proprie idee.Alla domanda “perchè ci si dovrebbe inventare un lavoro?“, Matteo risponde che inventarsi un lavoro e mettersi in proprio sia una delle modalità più efficaci di dimostrare la capacità di cambiare e migliorare la realtà con coraggio e determinazione. Molte piccole aziende taliane sono nate proprio per questo motivo, sfidando le strutture centrali e perseverando lungo la direzione prescelta.

Al fianco di queste due figure si colloca Francesco Inguscio, terzo ospite della serata, che della volontà di promuovere innovatori e piccoli imprenditori in erba ha fatto la sua attività. Coordinatore di Enlabs, un incubatore e acceleratore di impresa, ci testimonia come in Italia si stiano diffodendo delle realtà che stimolano la creatività imprenditoriale e i talenti professionali.

Attraverso un incubatore, chi volesse avviare una propria attività, potrebbe trovare servizi di consulenza, uno spazio fisico dove lavorare, un iniziale contributo finanziario e acquisire degli strumenti ulteriori per mantenere e consolidare il proprio progetto.

Francesco Carraro, Matteo Flora e Francesco Inguscio ci hanno dimostrato che non vale la pena di di pregare per avere un colloquio e che la propria passione o i propri valori personali possono diventare il punto di partenza per realizzarci professionalmente.

… e poi i gruppi, e le idee, e chi c’era l’ha vissuto, per gli altri ci vediamo alla prossima! ;-)

La passione nel lavoro

11 febbraio 2011

La passione viene dall’insoddisfazione. Chissà se anche la
curiosità, che è il valore che ci contraddistingue, nasce da li, e ci fa
muovere. Ci fa incontrare, come questo primo lunedì di febbraio 2011.

Apriamo gli occhi, guardiamoci attorno. Veneto, capannopoli,
1 su 4 è “in proprio”, in alcune periferie è così. Ognuno la sua
casa
, piccola ma sua. Realtà nate dalla passione, dalla voglia di vincere, di
emergere
. Così gli imprenditori di questo confronto ci raccontano.

Persone con passione...

Agli antipodi dai manuali bocconiani, sono nate famiglie alternative a quelle di sangue, unite dal saper fare e la voglia di farlo. Un po’ di ansia da prestazione, e tempi migliori di questi, quasi per necessità ogni imprenditore si è interrogato sulla strategia. Passione per sè stessi non
basta. La sfida è circondarsi di appassionati, il problema diventa come.

Ogni leader di un gruppo aspira nell’avere attorno delle
persone che, ogni mattina, si alzano e lavorano con gioia, che non si divertono
esclusivamente il sabato sera. Se l’azienda è piccola, forse è tutto più
facile? Sicuro, non c’è una soluzione già scritta. Fiducia,
apertura, condivisione sono il nuovo linguaggio per realizzare tutti assieme un
progetto più grande della somma dei singoli individui.

E’ un concetto diverso di passione che si trasforma e si
espande dal sogno del fondatore alla vision della sua impresa. Diventa driver
di una leadership moderna, che premia il merito, che va oltre la rigidità del
comando e controllo.

Mettere le persone al centro, per quello che sono, ed essere
disposti a cambiare in funzione dei loro valori è la formuletta vincente.
Essere curiosi, insomma.

Una bella serata, appassionante. Alla prossima

Sindaci per un’ora

9 ottobre 2010


Nel flusso di continui cambi di paradigma offerti dall’avvento dei nuovi media, si creano dei neologismi dedicati alla partecipazione all’azione politica, come Government 2.0, e-gov, tutte cose già viste ai circoli di partito paesani del dopoguerra nel nostro territorio.

Niente di speciale, al Primolunedì: 2 sindaci, un assessore provinciale e un consigliere comunale tutti in cerchio, a disposizione. I partiti politici, le ideologie, le beghe, sono rimaste fuori. Qui dentro solo persone, curiose.

E quindi, ora che si fa? Ognuno ha la sua, la verità in tasca, tutti noi siamo bravi a parole. La differenziata, le rinnovabili, le buche nelle strade, la sanità che non funziona bene, il traffico! Siamo stati sindaci per un’ora, in modo opposto a quando commentiamo il TG della sera, perchè… Perchè basta lamentarsi!

Primo punto, diretto: la politica non rischia nulla. In altre parole, il sistema non è meritocratico. Il governo di un territorio non prevede giudizi come bene e il male, ma buonsenso, interessi economici, comunità, integrazione, valori.

Sindaco per un’ora: sei tu, che guidi una comunità in cerca di futuro e ti tira per la giacchetta allo stesso momento. Come comunichi con la comunità? Decidi di affidarti all’associazionismo come codifica comunicativa, o preferisci ispirarti alla democrazia popolare, ed atingervi le soluzioni al buon governo?

Torna prepotentemente l’importanza del rapporto umano. La politica buona è fatta da buone persone, e buoni rapporti.

P.s.: le foto dell’evento di ottobre sono qui.

Cosa ci siamo detti, cosa vi siete persi, al Primolunedì

12 settembre 2010

Compie due anni, il Primolunedì. Settembre 2008, settembre 2010. Cos’è rimasto: gli amici, i più tenaci, l’energia, la voglia, l’insoddisfazione dello status quo, la curiosità. Cosa è nuovo: il format più rigoroso, un evento che non c’è altrove, nessuna volontà di smussare gli spigoli ai temi più complessi, la sala dell’Antonianum di Padova, gli strumenti dei social network. Perché il primolunedì: “è l’occasione per conoscere persone curiose”.

Prendi 4 esperti di marketing, diversi per esperienze e professione. Falli sedere in una stanza, assieme a cinquanta giovani accomunati dalla sete di sapere. Noi l’abbiamo fatto, e ci siamo accorti che, guardacaso, il rispetto per la persona e per le comunità dev’essere il valore principale che guida le strategie.

La Passione:

Si comincia dalla passione per quello che fai e dal valore che da questa passione scaturisce. Passione forte significa acquisire la piena conoscenza del proprio ambito, e poter decidere se subire o innovare per mettere in discussione metodi e prassi. Quello dipende dal carattere di ognuno di noi.

Parti da te stesso, quindi, e costruisci dai tuoi stessi valori. Sarai coerente, ed oggi nelle iperconnessioni social, avrai successo. Insomma, far finta non può funzionare, la rete ti smaschera in tempo zero.

Be stupid“, la campagna marketing che fa discutere per l’irriverenza e l’efficacia del messaggio, riempie l’aria della sala che si astrae comprendendo le dinamiche di mercato globale, piombando nelle realtà diverse delle nostre belle piccole e medie imprese.

La freschezza teorica del prof. Buzzavo, l’audacia più che reale di Miriam Bertoli le strategie innovative di Cristiano Nordio, le storie di grandi azioni del prof. Collesei, la visione di Laura Sicolo, orchestrati e provocati da Samuel Mazzolin hanno scosso il dibattito fino al limite delle contraddizioni.

Primo: ma cosa vuol dire conversazione social? Ma il prosumer, l’utente che collabora a co-creare, è per forza migliore di un cliente che si affida ad un’azienda che comunica in modo eccellente ciò che riesce a promettere?

Secondo: ogni cosa è commentabile, ma se non si può ignorare la propria reputazione, come poterla migliorare per mezzo di una presenza che di social non ha nulla?

E poi: i tuoi fan? La storia ci insegna che a volte è meglio ignorarli totalmente… Cosa c’è dietro la campagna della Diesel? Cosa non ha funzionato del marketing delle aziende che hanno lasciato il passo ai loro competitor?

Se c’eri, lo sai.

Se non c’eri, ci spiace.

In ogni caso, ti aspettiamo alla prossima. Ogni primo lunedì del mese.

P.s.: le foto della serata sono QUI